Paolo Fresu

Grazie, sono onorato. L’artista è un eletto in qualche modo ma ha anche una responsabilità. Eletto perchè rappresenta la metafora della creatività, la metafora della libertà in qualche modo e oggi la creatività e la libertà sono due cose molto importanti e molto fragili. Però l’artista ha anche una grande responsabilità, deve essere un uomo contemporaneo, cioè deve essere colui che legge la realtà di oggi, la metabolizza e la ripropone attraverso un linguaggio che è quello che conosce, il linguaggio della musica, il linguaggio della pittura, quello dell’arte. Non so perchè sono stati scelti poi come ambasciatori tre musicisti oggi, ce ne saranno in futuro sicuramente degli altri che rappresenteranno gli altri linguaggi della creatività. Però forse non è casuale perchè il musicista è colui che utilizza forse il linguaggio più universale, se ne parla sempre, si dice che la musica è il linguaggio universale, però forse è vero perchè è il linguaggio che arriva diretto al cuore o alla testa, dipende da come uno lo coglie, e arriva senza barriere, arriva qua. Io ieri sera suonavo a Bruxelles, ma se suono in Africa o in un altro posto arriva comunque un messaggio forte, che ognuno percepisce come vuole e che metabolizza a suo modo ancora una volta. E quindi questo linguaggio che scorre, che si muove, che ognuno porta dentro se stesso, metabolizzare e poi riporta fuori da un’altra parte come una sorta di regalo inatteso, che può consegnare agli altri, alle proprie persone è la dimostrazione di quanto la musica sia una sorte di internet ante litteram, qualcosa che viene da una storia molto antica e che si muove con la stessa velocità. Il suono si muove con una velocità incredibile ma è necessario che dietro un suono ci sia un pensiero, una sorte di fotografia. Che quando io con la tromba faccio un suono è necessario che dentro quel suono ci sia una storia da raccontare, una sofferenza, una gioia, un’emozione. Allora mi viene da pensare che il mio compito di Ambasciatore, come quello dei miei colleghi debba essere quello del provare a raccontare la bellezza del mondo attraverso I suoni, la bellezza del mondo ma anche la bruttezza di quello che abbiamo. Io ho avuto la fortuna di diventare musicista da giovane in Sardegna, ero figlio di un pastore, e dico sempre a tutti che la musica mi ha cambiato la vita, mi ha cambiato la vita ma non solo perchè sono più ricco, ma perchè mi ha permesso di conoscere il mondo. Attraverso la musica io sono uscito, ho potuto parlare le lingue, ho potuto conosciuto delle persone. E conoscere il mondo offre l’opportunità di conoscere gli altri, di conoscere quello che gli altri hanno, quello che gli altri possono dare. Quello che ci piace degli altri e quello che non ci piace, per capire attraverso la conoscenza è più facile capire anche noi stessi. I fatti di Parigi sono emblematici, evidentemente quello che è successo è accaduto perchè non c’è la conoscenza dell’altro e quindi non ci si fida del prossimo. Si pensa che l’altro sia semplicemente diverso e quando le diversità dovrebbe essere la nostra ricchezza, le diversità diventano in alcuni casi la nostra sofferenza, il nostro odio. Allora, quale può essere il mio ruolo di ambasciatore? Deve essere quello di raccontare il bello, di raccontare l’emozione, di raccontare quanto una nota possa nutrirmi, quanto una nota possa nutrire gli altri, quanto una nota possa raccontare quello che alcune volte le parole sono difficili e non riescono a dire, e che invece attraverso un suono diretto, universale, come quello della musica, può arrivare. Quindi io sono qua per voi, vi ringrazio, vi faccio un augurio e siccome io suono una musica che viene dall’Africa, c’è un bellissimo detto africano che dice “da soli si va veloci, ma quando si è assieme si va lontano”. Quindi questo è il mio augurio per tutti voi, e per I sardi in particolare che sono qua un altro augurio di unità che è “Forza Paris”.